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Testo in italiano                                                            9 novembre 2014   

La comica omertà
di Giorgio Napolitano

 

Giorgio Napolitano
il criminale

Il quale, com’è noto, è già stato denunciato penalmente da Stefano Surace - per conto del Partito Secessionista dell’Italia Meridionale che presiede - per genocidio e crimine contro l’umanità dinanzi alla Corte criminale internazionale dell’AIA, ad altre istanze internazionali competenti e ai governi di diversi Stati

Dopodiché il Napolitano è stato trattato dalla magistratura italiana come un volgare impostore, ingiungendogli di rispondere lo scorso 28 ottobre a un interrogatorio su un altro affare ben scabroso : la trattativa stato-mafia

Benché il Napolitano avesse fatto l’incredibile per sottrarsi a questo interrogatorio, tentando anche di usare « poteri » della carica che indebitamente ricopre

Ebbene lo scorso 28 ottobre il PM Vittorio Teresi che lo interrogava gli ha precisato che il motivo essenziale dell’interrogatorio era la lettera che era stata inviata al Napolitano il 18 giugno 2012  dal suo stretto consigliere Loris D’Ambrosio - poi di colpo deceduto per infarto - in cui gli parlava testualmente di « indicibili accordi ».

Sicché detto PM chiese al Napolitano di precisare quali erano questi  « indicibili accordi », visto che il D’Ambrosio glieli aveva evocati come rivolto a persona che ben sapeva di che si trattava.

Sennonché il Napolitano cosa ha risposto al PM ? Che non sapeva assolutamente a cosa il D’Ambrosio alludesse !

Mica male come omertà.

     Il triplo macaco che…

 

non vide

non udì

Non fiatò

 

Ed ha risposto «non so » o « non ricordo » a varie domande rivoltagli anche dall’avvocato di Totò Riina il boss dei boss di Cosa nostra, e dall’avvocato del Mancino.

Del resto in quel modo non faceva che agire nella perfetta linea di quando aveva preteso che fossero cancellate le registrazioni di colloqui telefonici fra appunto il D’Ambrosio e l’allora ministro Mancino, in cui i due parlavano di faccende particolarmente scottanti, evocando fra l’altro proprio il Napolitano.

E questa cancellazione l’aveva imposta adducendo proprio certe sue prerogative di capo dello stato…

Mentre proprio come capo dello stato era tenuto a rendere informati i cittadini - che con quella carica egli comunque rappresentava - di ogni suo comportamento di interesse pubblico, come appunto quello che ha tenuto invece ad occultare con quella precipitosa cancellazione.

Sicché non c’è da sorprendersi se in vari ambienti si ritiene che fra le ragioni per cui il Napolitano si è dato a prolungare il suo mandato di capo dello stato oltre i limiti temporali previsti dalla Costituzione italiana - cosa senza precedenti - c’è quella di  poter continuare ad occultare situazioni particolarmente scabrose che lo riguardano.

Del resto cosa ci si poteva aspettare da uno che Surace, presidente del Partito Secessionista dell’Italia Meridionale, ha denunciato per delitti come genocidio e crimine contro l’umanità poiché (riportiamo testualmente dalla denuncia) per indiscutibile responsabilità del sig. Giorgio Napolitano, attuale capo dello Stato italiano, viene perpetrato da almeno il 1997 a tutt’oggi un atroce disastro umano e ambientale ai danni della popolazione dell’Italia meridionale e dei suoi territori, fino allora i più fertili e salubri d’Europa.

Scaricandovi sistematicamente migliaia di tonnellate di rifiuti altamente tossici e radioattivi provenienti da Nord Italia, Germania, Austria ed altri paesi europei.

Con effetti particolarmente gravi e irrimediabili sulla salute degli abitanti e sul territorio, fra l’altro con drammatiche moltiplicazioni di tumori di ogni tipo fra la popolazione anche infantile e malformazioni genetiche”.

Nella denuncia Surace infatti precisa che il Napolitano, allorché era ministro italiano dell’interno (dal 17 maggio 1996 al 21 ottobre 1998) era stato messo dettagliatamente al corrente di tale scempio fra l’altro con precise dichiarazioni debitamente verbalizzate in data 17 ottobre 1997 da una commissione parlamentare d’indagine presieduta dall’on. Massimo Scalia.

Il Napolitano aveva dunque, per la sua carica, il dovere preciso e ineludibile di intervenire immediatamente per porre fine allo scempio.

Invece se n’era ben guardato, determinando così personalmente che quel disastro criminale continuasse indisturbato a tutt’oggi.

Per cui, sottolinea Surace nella denuncia, il Napolitano si è reso indiscutibilmente responsabile di:

1) Violazione degli artt. 5, 6 e 7 dello Statuto della Corte Criminale Internazionale (International Criminal Court – ICC) che proteggono il diritto alla vita in particolare in rapporto a genocidio e crimini contro l’umanità.

Intendendo per genocidio (art. 6) atti commessi in grado di compromettere la sana esistenza di un gruppo etnico.

Nella fattispecie determinando per le popolazioni dell’Italia meridionale condizioni di vita tali da cagionare gravi distruzioni all'integrità fisica delle persone e compromettere nascite sane.

Inoltre intendendo per crimini contro l'umanità (art. 7) atti  inumani diretti a provocare grandi sofferenze o gravi danni all'integrità fisica o alla salute fisica o mentale di  una popolazione, in questo caso dell’Italia meridionale.

2) Violazione dell’articolo 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, che tutela il diritto alla vita e alla salute di ciascun essere umano.

3) Violazione degli articoli I, II, III, IV della  Convenzione del 9 dicembre 1948per la Prevenzione e Repressione del Delitto di Genocidio.

4) Violazione dell’art. 2 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (2000)  che difende il diritto alla vita di ogni individuo.

5) Violazione di tutti i trattati europei sui delitti di genocidio e crimini contro l’umanità.

6) Violazione degli art. 1 e 7 della legge italiana 9 ottobre 1967, n. 962 (in Gazz. Uff. 30 ottobre, n. 272) sulla prevenzione e repressione del delitto di genocidio.

Ad majora…

Affare da seguire.

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