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Testo in italiano                                                            24 maggio 2014   

Giorgio Napolitano denunciato
per crimine contro l’umanità
e genocidio

Giorgio Napolitano
il criminale

La denuncia è stata presentata ufficialmente ieri 23 maggio al Procuratore della Repubblica di Roma ed è in corso di presentazione presso tutte le istanze internazionali competenti, nonché i capi di governo di tutti gli Stati dell’Unione Europea e in genere occidentali, più Russia, Giappone, Cina, India, Australia, Corea del Sud ed altri

A presentarla alla Procura di Roma è stato il presidente del Partito Secessionista dell’Italia Meridionale, Stefano Surace, ed è motivata (riportiamo testualmente) “poiché, per indiscutibile responsabilità del sig. Giorgio Napolitano, attuale capo dello Stato italiano, viene perpetrato da almeno il 1997 a tutt’oggi un atroce disastro umano e ambientale ai danni della popolazione dell’Italia meridionale e dei suoi territori, fino allora i più fertili e salubri d’Europa.

Scaricandovi sistematicamente migliaia di tonnellate di rifiuti altamente tossici e radioattivi provenienti da Nord Italia, Germania, Austria ed altri paesi europei.

Con effetti particolarmente gravi e irrimediabili sulla salute degli abitanti e sul territorio, fra l’altro con drammatiche moltiplicazioni di tumori di ogni tipo fra la popolazione anche infantile e malformazioni genetiche”.

Superfluo ricordare chi è Surace, data la sua notorietà anche internazionale: giornalista e scrittore specializzato in inchieste di cui alcune hanno prodotto profonde riforme non solo in Italia, protagonista di vicende altamente meritorie per l’interesse pubblico che han fatto più volte il giro del mondo sulle ali dei media, nonché maestro di arti marziali (Ju-Jitsu) di rinomanza mondiale.

Un intellettuale, sportivo e filantropo che da tempo fa onore all’Italia anche all’estero, e che nelle sue tante battaglie civili “impossibili” ma sempre vittoriose ha affrontato rischi anche gravissimi. Un grande eroe civile.

Stefano Surace in azione. Oltre a essere un celebre giornalista “d’assalto” (come lo definì Le Monde) è infatti un maestro di Arti Marziali di rinomanza mondiale.

Ed ora ha provveduto a tirare rudemente il collo anche a un Giorgio Napolitano callidamente criminale.

Le atroci violazioni

Nella denuncia Surace precisa che il Napolitano, allorché era ministro italiano dell’interno (dal 17 maggio 1996 al 21 ottobre 1998) era stato messo dettagliatamente al corrente di tale scempio fra l’altro con precise dichiarazioni debitamente verbalizzate in data 17 ottobre 1997 da una commissione parlamentare d’indagine presieduta dall’on. Massimo Scalia.

Il Napolitano aveva dunque, per la sua carica, il dovere preciso e ineludibile di intervenire immediatamente per porre fine allo scempio.

Invece se n’era ben guardato, determinando così personalmente che quel disastro criminale continuasse indisturbato a tutt’oggi.




Per cui, sottolinea Surace nella denuncia, il Napolitano si è reso indiscutibilmente responsabile di:

1) Violazione degli artt. 5, 6 e 7 dello Statuto della Corte Criminale Internazionale (International Criminal Court – ICC) che proteggono il diritto alla vita in particolare in rapporto a genocidio e crimini contro l’umanità.

Intendendo per genocidio (art. 6) atti commessi in grado di compromettere la sana esistenza di un gruppo etnico.

Nella fattispecie determinando per le popolazioni dell’Italia meridionale condizioni di vita tali da cagionare gravi distruzioni all'integrità fisica delle persone e compromettere nascite sane.

Inoltre intendendo per crimini contro l'umanità (art. 7) atti  inumani diretti a provocare grandi sofferenze o gravi danni all'integrità fisica o alla salute fisica o mentale di  una popolazione,in questo caso dell’Italia meridionale.

2) Violazione dell’articolo 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 che tutela il diritto alla vita e alla salute di ciascun essere umano.

3) Violazione degli articoli I, II, III, IV della  Convenzione del 9 dicembre 1948per la Prevenzione e Repressione del Delitto di Genocidio.

4) Violazione dell’art. 2 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (2000)  che difende il diritto alla vita di ogni individuo.

5) Violazione di tutti i trattati europei sui delitti di genocidio e crimini contro l’umanità.

6) Violazione degli art. 1 e 7 della legge italiana 9 ottobre 1967, n. 962 (in Gazz. Uff. 30 ottobre, n. 272) sulla prevenzione e repressione del delitto di genocidio.

Gli organismi competenti
a intervenire d’urgenza

Sulla base di tutto ciò la denuncia è stata appunto presentata ufficialmente il 23 maggio da Surace alla Procura di Roma ed è in corso di presentazione ai seguenti organismi internazionali e nazionali specificamente competenti in materia:

Procuratore della Corte criminale internazionale (International Criminal Court ICC, l’Aia) perché agisca nei confronti del Napolitano coi poteri attribuitigli dall'articolo 15 dello Statuto di detta Corte.

Corte internazionale di giustizia dell’ONU (CIJ), con sede anch’essa a l’Aia  ma distinta dalla suddetta Corte ICC.

Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), New York.

Consiglio di Sicurezza e Assemblea Generale delle Nazioni Unite, NewYork.

Rappresentante Permanente d`Italia presso le Nazioni Unite a New York, ambasciatore Sebastiano Cardi, e al Consigliere d'ambasciata Giovanni Davoli.

Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (United Nations Children’s Fund) UNICEF, New York.

Direttore Generale dell’ufficio ONU a Ginevra (United Nations Office - UNOG) e per conoscenza al direttore del servizio d'informazione UNOG Corinne Momal-Vanian e al dirigente Capo della Sezione Relazioni esterne del Servizio informazione UNOG, Alessandra Vellucci.  

Unione Europea, Bruxelles.

Corte di giustizia dell'Unione Europea (CGUE), Lussemburgo.

Tribunale dell’Unione Europea, Lussemburgo.

Capi di governo di tutti gli Stati dell’Unione Europea e in genere occidentali, nonché di Russia, Giappone, India, Cina, Australia, Corea del Sud ed altri.

E i loro rappresentanti in Italia

La denuncia è in corso di presentazione anche ai seguenti uffici di rappresentanza in Italia di organismi internazionali:

Centro Europeo Ambiente e Salute (ECEH) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Roma.

Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia (UNICEF), Firenze.

Comitato Italiano per l’UNICEF, Roma.

Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, Roma.

Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO), Roma.

Rappresentante Permanente d’Italia presso l’ONU, Ambasciatore Gianni Ghisi, Roma. 

Vice Rappresentante Permanente FAO, CFS, Bioversity, Luca Fratini, Roma.  

Rappresentante Permanente Aggiunto IDLO, IFAD, WFP, Valentina Muiesan, Roma.

Istituto Interregionale di Ricerca delle Nazioni Unite sul Crimine e la Giustizia (UNICRI), Torino e Roma.

Qualche dettaglio

Il 23 agosto 2013 il sig. Carmine Schiavone, ex capo della camorra, ebbe a dichiarare per televisione di aver messo al corrente una ventina di anni prima le autorità italiane, con dettagliate deposizioni debitamente verbalizzate, che era in atto ai danni delle popolazioni e dei territori del Sud il suddetto catastrofico scempio.

E di aver precisato più volte agli inquirenti dov’erano sotterrati i rifiuti tossici e radioattivi, fornendo i numeri di targa dei camion utilizzati che li trasportavano, specificando le bolle d’accompagnamento e le ditte che vi avevano apposto timbro e firma in calce.

Lo Schiavone ebbe anche a specificare, sempre per televisione, che quello scempio era divenuto possibile poiché le forze dell’ordine (polizia, carabinieri, guardie di finanza) si guardavano bene dall’intervenire anche se tutto ciò avveniva apertamente sotto i loro occhi: trovandosi essi immersi in piena corruzione valutabile complessivamente in circa 3 miliardi al mese, che comprendeva perfino la copertura dei fitti e delle spese di buona parte delle caserme dei carabinieri, della polizia e della finanza della zona.

Lo Schiavone aggiunse che, a seguito di quelle sue dettagliate deposizioni di 20 anni prima, lo Stato aveva il dovere preciso di intervenire, col massimo dell’urgenza e della determinazione, per porre fine a quello scempio atroce e invece se ne era ben guardato, per cui il disastro aveva potuto continuare indisturbato a tutt’oggi.

Orbene, nessuna autorità italiana fu in grado di smentire il contenuto di queste sue dichiarazioni televisive, il che già di per sé confermava in modo inconfutabile la loro veridicità.

Sicché, a seguito del clamore suscitato da quelle dichiarazioni, la presidente della Camera, Laura Boldrini, fece desecretare d’urgenza il verbale di una delle deposizioni dello Schiavone sull’argomento, precisamente quella resa  il 7 ottobre 1997 dinanzi alla commissione parlamentare d’indagine sul ciclo dei rifiuti presieduta dall’on. Massimo Scalia.

Catastrofe “cosciente e premeditata”

E, nel dare notizia di quella desecretazione, la Boldrini definì“cosciente e premeditata” quella catastrofe di rifiuti tossici e radioattivi riversati nei territori meridionali.

Ebbene questo verbale del 7 ottobre 1997 non solo confermava in pieno quanto lo Schiavone aveva ora dichiarato per televisione, ma conteneva altri gravi elementi.

Fra cui la netta affermazione che la camorra è in realtà un apparato dello Stato, e che proprio grazie a ciò può continuare ad esistere, altrimenti lo Stato l’avrebbe eliminata con facilità irrisoria.

Si affermava inoltre in quel verbale - a ulteriore conferma che le forze dell’ordine chiudevano del tutto gli occhi su quello scempio criminale - che lo scaricamento dei rifiuti tossici in Campania era regolato da giovani appartenenti alla camorra con divise e palette dei carabinieri, delle polizia e della finanza.

Ora, quel verbale essendo del 7 ottobre 1997, era dunque dovere preciso innanzitutto del Ministro dell’Interno in carica all’epoca di intervenire col massimo dell’urgenza e della determinazione allo scopo di por fine allo scempio.

E chi era il ministro dell’interno?
 Giorgio Napolitano

Ministro dell’interno che all’epoca era appunto il Giorgio Napolitano, che ha ricoperto quella carica dal 17 maggio 1996 al 21 ottobre 1998 (e che attualmente si trova ad essere capo dello Stato italiano).

Il quale, contrariamente ad ogni suo preciso dovere, si era ben guardato dall’intervenire, per di più disponendo che quel verbale fosse coperto dal segreto più stretto.

E’ dunque indiscutibile che, se lo scempio poté continuare indisturbato fino ad oggi, cioè ancora per oltre 16 anni, è stato innanzitutto per responsabilità precisa del Napolitano, che deve quindi ritenersi non solo complice, ma deliberato fautore di quel genocidio e crimine contro l’umanità.

La cui entità e dimensioni - malgrado i tentativi criminali di occultarle - sono evidenziate da autorevoli risultanze scientifiche indipendenti anche straniere

fra cui quelle dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine di Philadelphia (USA) e della commissione sulle Biotecnologie della Virosfera Wabt-Unesco di Parigi.

Basti dire che ogni anno un milione di meridionali vanno al nord o all’estero per curarsi i tumori…

 

 

Mappa del territorio attorno a Napoli con indicati i punti resi tossici, eseguita a seguito di rilevamenti satellitari delle radiazioni atomiche emanate da quei punti

Prospetto

Gruppo vittima di genocidio

Intenzione

Modalità di distruzione

Numero di vittime

Contesto interno

Contesto internazionale

 

 

 

 

 

 

Popolazione dell’Italia meridionale

Favorire
interessi illeciti di industrie del Nord Italia e di altri paesi

Versamento massiccio      e sistematico per oltre 20 anni  di rifiuti tossici e radioattivi

Si cerca di occultarlo ufficialmente    ma secondo autorevoli risultanze scientifiche indipendenti milioni per tumori e altre malattie

Politica di annientamento umano e ambientale    

Manipolazione massiccia dell’opinione pubblica internazionale

Non c’è dunque da sorprendersi se, una volta venuti alla luce nelle suddette circostanze quei crimini, si é manifestata una indignata reazione popolare generalizzata, con varie manifestazioni per esempio a Napoli di protesta di almeno 100.000 persone, che hanno attraversato da un capo all’altro la città.

Con striscioni su cui si poteva leggere, per esempio, “Bonifichiamoci dall’Italia!”.

E da cui si udivano scandire senza posa slogan come “Italia assassina!”; “Italia unita, ci hai tolto la vita!”; “Indipendenza!”;  “Secessione!”.

Manifestazione Napoli contro Terra Fuochi TMN 640

 

Panoramica della vastissima piazza Plebiscito a Napoli totalmente invasa il 26 ottobre scorso da oltre 100.000 dimostranti. Sullo sfondo il Palazzo Reale

Insomma la reazione montava irresistibile fra la gente, tanto che dal Sud si è estesa in tutta Italia con le azioni dei “Forconi” che hanno trascinato varie altre organizzazioni come il “coordinamento 9 dicembre” del Lazio e di certi movimenti veneti.

Bloccando l’Italia con manifestazioni e presìdi un po’ dovunque, dalla Campania al Veneto, da Palermo alla Lombardia, alle Marche, alla Sardegna.

Con gli autotrasportatori che formavano presìdi ai caselli autostradali, bloccando la circolazione mettendo di traverso i loro mezzi pesanti.

E coi Forconi che fra l’altro occupavano i binari di stazioni ferroviarie bloccando i treni.

 

E in tutto questo si è assistito al fenomeno, finora inconcepibile, che in vari casi i poliziotti, invece di fronteggiare i dimostranti, si sono tolti i caschi, li hanno abbracciati e si son messi a sfilare con loro !

 

Insomma, partendo non a caso da Napoli e dalla Sicilia l’indignazione si è estesa in tutta la Penisola, per di più stimolando fortemente nel Sud la volontà di staccarsi da questo Stato criminale.

 

L’azione sistematicamente distruttiva
dello Stato cosiddetto italiano

Del resto il suddetto comportamento nefando del Giorgio Napolitano si allinea perfettamente con l’azione sistematicamente distruttiva che lo Stato cosiddetto italiano, fin dalla sua creazione nel 1861, perpetra nei confronti del territorio meridionale e della sua popolazione di cui ebbe ad appropriarsi in circostanze particolarmente spregevoli.

Territorio che era il prospero e prestigioso regno delle Due Sicilie con capitale Napoli, e le cui condizioni economiche e culturali erano fino allora fra le più floride del mondo, senza paragone migliori di quelle ben precarie del resto della penisola italiana.

Con una popolazione particolarmente valida, fonte inesauribile di uomini di coraggio e di cervello che in tremila anni ha contribuito all’80 % dell’evoluzione civile del’umanità.

Particolarmente privilegiato anche per clima, posizione geografica, produzione agricola abbondante e pregiata, finanza e moneta particolarmente solide e apprezzate internazionalmente, sviluppo industriale avanzato per l’epoca: basti pensare alle seterie di San Leucio, all’industria siderurgica di Mongiana, ai cantieri navali a Castellammare, alla fabbrica di prodotti ferroviari di Pietrarsa.

Con ingenti risorse minerarie, fra l’altro avendo il pratico monopolio mondiale dello zolfo, all’epoca indispensabile per ogni attività industriale, oltre una forte produzione assai richiesta di sale marino di qualità.

E con una potente flotta commerciale e militare e un esercito ben efficiente (come riconosciuto dallo stesso Napoleone, che se ne intendeva) a cui si aggiungevano quattro validi battaglioni svizzeri.

Quel regno aveva avuto una lunga serie di sovrani validi e alcuni particolarmente prestigiosi, che avevano saputo ben salvaguardare questo privilegiato e dunque invidiatissimo territorio dagli appetiti degli altri Stati, compresi i più potenti : basti ricordare Ruggero II, Federico II “stupor mundi”, Alfonso I il magnanimo, Carlo III e Ferdinando II di Borbone.

Sennonché, a seguito del decesso prematuro dell’efficace re Ferdinando II, si era trovato proiettato su quel trono suo figlio Francesco II detto “Franceschiello”, giovane totalmente inetto, affetto da tare genetiche tipicamente piemontesi ereditate dalla madre, una Savoia.

 

L’infinita idiozia del Franceschiello

Il quale si era reso autore di una serie incredibile di idiozie che aveva permesso a uno staterello fra i più sottosviluppati e malandati d’Europa, il Piemonte, di invadere il quel regno con orde di tarati, fecciume proveniente da zone retrograde dell’Italia del Nord.

I quali - non riuscendo ad avere la meglio, benché fossero oltre 120.000, sui patrioti che malgrado l’inettitudine del Franceschiello si opponevano decisamente alla loro invasione di tipo barbarico somministrando loro cocenti disfatte - si scatenavano vilmente contro la popolazione civile bruciando villaggi, uccidendo e seviziando in massa uomini, donne, preti, bambini, distruggendo i raccolti agricoli, incendiando vaste foreste compresi i villaggi e gli abitanti che vi si trovavano.

Praticando metodicamente il terrore, il saccheggio, la tortura e sevizie inaudite contro inermi cittadini, commettendo un sistematico, efferato crimine contro l’umanità.

Nonché depredando le ingentissime riserve auree di quel regno, il denaro delle sue banche, facendo strage delle sue efficienti strutture economiche e civili, e delle sue industrie che erano di gran lunga al primo posto in Italia.

Smantellandole e trasportando le loro strutture pezzo per pezzo a Nord, in modo da far passare artificiosamente il polo dell'industria della penisola dal Sud al triangolo Torino-Milano-Genova fino allora desolatamente sottosviluppato.

Utilizzando a tale scopo, oltre ai capitali rapinati, anche i tecnici e la mano d’opera sperimentata che fino allora aveva lavorato nelle industrie del Sud ormai smantellate, soli in grado di far funzionare quelle nuove industrie fatte sorgere improvvisamente come funghi nel Nord.

Insomma quell’invasione efferata, e la conseguente cosiddetta “unità d’Italia”, trasformarono di colpo l’invidiabile situazione del Sud in un disastro colossale.

Basti dire che da zona ambita di immigrazione selezionata - con immigrati provenienti da ogni parte d’Europa attratti da ragioni economiche oltre che dalla bellezza dei luoghi e dalla qualità della vita - divenne di colpo zona di emigrazione in massa…

 Addirittura il 30% dei meridionali lasciò il luogo di nascita per dirigersi prevalentemente verso le Americhe.

Una vera diaspora biblica da fra impallidire quella ebraica.

Questa spoliazione massiccia e programmata del Sud è i continuata sistematicamente per 152 anni fino all’attuale situazione del tutto insostenibile.

E il suddetto comportamento criminale del Napolitano, con la conseguente valanga di rifiuti tossici e radioattivi riversata sui territori meridionali, è appunto l’atto più recente di queste nefandezze…

Con una differenza decisiva…

Con la differenza decisiva che il suo, per l’inconfutabile evidenza – trattandosi di fatti e di responsabilità incontestabili - e per la particolare atrocità non è possibile mascherarlo come si era riusciti per le nefandezze precedenti con una manipolazione sistematica urbi et orbi con cui si era riusciti a fuorviare l’opinione pubblica internazionale.

Da notare al riguardo che il Napolitano, malgrado il suo cognome e il dato anagrafico confermante che è nato a Napoli, è sempre stato uno dei peggiori nemici di  questa città.

Ha del resto sangue piemontese da parte di madre e, secondo una ferma convinzione di vari  ambienti, in realtà anche di padre.

Poiché lo ritengono figlio naturale di Umberto II, l’ultimo dei re Savoia (detto il “re di maggio” avendo potuto regnare solo un mese) che aveva trascorso la gioventù proprio a Napoli con varie storie galanti, e al quale il Napolitano somiglia fisicamente in modo impressionante, quasi come due gocce d’acqua.


L’impressionante rassomiglianza fisica di Giorgio Napolitano con Umberto II che da giovane aveva vissuto a lungo a Napoli senza privarsi di storie galanti, ha fatto sorgere in vari ambienti la convinzione che in realtà sia suo figlio naturale.
   Convinzione poi rinvigorita da comportamenti del Napolitano inneggianti alle “glorie” sanguinarie e catastroficamente fallimentari dei Savoia, tanto che la stampa gli ha affibbiato il nomignolo di… “re Giorgio”.


Convinzione del resto rafforzata da suoi comportamenti
inneggianti alle “glorie” sanguinarie e fallimentari dei Savoia, tanto che spesso la stampa lo cita col nomignolo di “re Giorgio”.

 

Napolitano traditore di Napoli

 

Infatti si dà continuamente ad inneggiare alla cosiddetta “unità d’Italia”, cioè a quel crimine contro l’umanità che ha colpito in particolare proprio Napoli facendola passare di colpo da città di gran lunga più ricca d’Italia e una delle più ricche e prestigiose d’Europa, in un luogo particolarmente disastrato.

E si mette ad esaltare come “padri della patria” il trio nefando Vittorio Emanuele II-Cavour- Garibaldi.

Sicché il Napolitano non può essere definirlo, obiettivamente, che traditore innanzitutto della città in cui è nato.

Del resto la sua natura fondamentalmente criminale è evidenziata anche dal fatto che ha sempre tenuto a difendere come epopee non solo le stragi sanguinose commesse dai Savoia e loro accoliti ai danni delle popolazioni del Sud Italia, ma qualsiasi avvenimento più o meno di quel tipo, da chiunque commesso.

Basti pensare che a suo tempo si diede ad esaltare con comunicati entusiastici i carri armati sovietici che stroncavano la rivolta popolare in Ungheria, mentre perfino molti comunisti italiani facevano fatica a dissimulare il proprio sconcerto.

E arrivò anche ad opporsi all’assegnazione del premio Nobel a Sacharo che aveva denunciato quell’invasione.

E proprio recentemente ha spinto spudoratamente affinché la Libia fosse bombardata massicciamente con conseguente massacro della popolazione, e devastata da una sanguinosa guerra civile per di più con grave danno proprio dell’Italia che aveva con la Libia rapporti economici ben privilegiati.

Coperto di ridicolo…

Da aggiungere che il Napolitano si era dato anche a minacciare di carcere chiunque auspicasse una secessione del Sud dall’attuale Stato cosiddetto italiano, che ritiene evidentemente intoccabile poiché creato, sia pure con mezzi criminali, da quel Savoia che lui continuamente glorifica.

Coprendosi letteralmente di ridicolo allorché proprio Stefano Surace creò ufficialmente nel 2011 il Partito secessionista dell’Italia Meridionale (PSIM) dallo scopo, precisato nel suo statuto, di  “promuovere la secessione dell’Italia Meridionale dall’attuale Stato Italiano, come sola via concreta per metter fine alla condizione intollerabile in cui si trova oggi quella terra, da sempre fonte di cultura e civiltà”.

 

Partito che ha ricevuto subito vivi consensi nei più diversi ambienti, avendo evidentemente espresso ufficialmente e con chiarezza un’esigenza profonda dei meridionali.

Dopodiché si sono avute le azioni massicce del movimento dei Forconi in Sicilia, dove la popolazione ha bruciato pubblicamente il cosiddetto tricolore, simbolo di quello Stato e dei suoi misfatti nei confronti dei meridionali.

http://3.bp.blogspot.com/-8qe5DDc91MU/Txl3p8CNbFI/AAAAAAAAa3w/yDqkwaU7mCM/s1600/bandiera-italiana-brucia.JPG

 

Bruciata pubblicamente dalla folla a Palermo la bandiera dello Stato italiano, il cosiddetto tricolore

 

La Convenzione internazionale
per l’autodeterminazione dei popoli

Questo Napolitano aveva infatti dimenticato che l’Italia ha ratificato, sia pure con un ritardo di undici anni rispetto agli altri Stati firmatari, una Convenzione internazionale stipulata nell’ambito dell’ONU il 16 dicembre 1966.

Ratifica effettuata con la legge italiana n. 881 del 25.10.1977 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, supplemento ordinario del 7.12.1977 n. 333) e prevale sul diritto interno italiano come confermato dalla Corte di Cassazione con decisione del  21.3.1975.

Convenzione quale all’art. 1 stabisce testualmente che “tutti i popoli hanno il diritto di autodeterminazione. In virtù di questo diritto, essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale”.

E che “gli Stati parti del presente Patto debbono promuovere l'attuazione del diritto di autodeterminazione dei popoli e rispettare tale diritto, in conformità alle disposizioni dello Statuto delle Nazioni Unite”.

Cioè se in un certo territorio la popolazione manifesta la volontà di staccarsi dallo Stato di cui quel territorio fa parte, questo Stato non solo non può opporsi, ma deve agevolarne il distacco.

Disposizioni “cogenti” che dunque - come confermato dalla stessa Corte di Cassazione italiana - prevalgono su qualsiasi norma italiana che ne sia in contrasto, compresa quella contenuta fantasiosamente nella Costituzione secondo cui l’Italia sarebbe… “una e indivisibile” !

Per di più attualmente il Napolitano si è messo a fare e disfare personalmente i governi in Italia attribuendosi poteri praticamente dittatoriali, da buon ex (?) stalinista, e prolungando sfrontatamente il suo mandato di capo dello Stato oltre i 7 anni previsti dalla Costituzione italiana.

Stando così le cose non c’è da sorprendersi se si trova ora denunciato da Surace urbi et orbi per crimine contro l’umanità e genocidio.

Affare da seguire...

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