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Testo in italiano                                                              2 aprile 2012   

 

 

 

Giorgio Napolitano

l’anti-Napoli

 

Giorgio Napolitano

 

 

Come definire l’attuale capo del cosiddetto Stato italiano?  C’è una sola definizione obiettiva : traditore della propria città, della propria terra

Visto che, benché napoletano, procede sulla scia dei suoi cari Savoia, di cui glorifica i crimini contro Napoli e il Sud

Abcnews, proseguendo nella sua inchiesta su meridionalisti veri o fasulli, si occupa ora di Giorgio Napolitano, capo dell’attuale Stato cosiddetto italiano.

Il quale non è solo Napolitano di nome ma è anche napoletano di fatto, visto che è nato e vissuto prevalentemente a Napoli e quindi dovrebbe essere considerato un “napoletano verace”...

E invece?

Invece inneggia né più né meno che alla cosiddetta “unità d’Italia”, cioè a quel crimine contro l’umanità - e in particolare contro Napoli e i napoletani – per il quale Napoli, da città di gran lunga più ricca d’Italia e una delle più ricche e prestigiose d’Europa, vide trasformata di colpo questa sua invidiabile situazione in un disastro colossale.

Il regno delle Due Sicilie era infatti ben efficiente e florido, invidiato dalle altre nazioni (Francia, Inghilterra, Spagna, Austria) per la sua prosperità, cultura, clima, modo di vita, progresso civile e per le sue vaste risorse.

Era meta ambìta di di immigrati provenienti da ogni parte d’Europa, attratti da ragioni economiche oltre che dalla bellezza dei luoghi e dalla qualità della vita.

E il suo popolo era una fonte inesauribile di uomini di coraggio e di cervello, che tanto hanno dato in tremila anni all’evoluzione della civiltà.

Le condizioni di questa terra erano di gran lunga migliori di quelle del resto della penisola italiana.

Francesco II
  e il “caro cugino”...

Sennonché nel 1859 – al decesso prematuro dell’efficace re Ferdinando II di Borbone - si era trovato inopinatamente proiettato sul trono delle Due Sicilie, a Napoli, il suo giovane figliolo Francesco II, detto “Franceschiello”, dalla colossale inettitudine.

Che si era subito fatto rubare il regno dal Piemonte, zona fra le più sottosviluppate d’Europa.

E così orde “militari” provenienti da Piemonte e Lombardia poterono buttarsi a rapinare le ricchezze del Regno delle Due Sicilie : le sue ingentissime riserve auree, il denaro delle sue banche, ed a distruggere i suoi centri economici e civili.

Smantellando le sue industrie, che fino a quel momento erano di gran lunga al primo posto in Italia, e trasportando le loro strutture, pezzo per pezzo, a nord della Penisola, in modo da far passare artificiosamente in tutta fretta il polo dell'industria italiana dal Sud al triangolo Torino-Milano-Genova, fino allora sottosviluppato.

Utilizzando a tale scopo, oltre ai capitali rapinati, anche i tecnici e la mano d’opera specializzata che fino allora avevano lavorato nelle industrie del Sud ormai smantellate, e che quindi erano i soli in grado di far funzionare queste nuove industrie fatte sorgere di colpo come funghi nel Nord.

Sicché il Sud divenne di colpo, da zona attrattiva di immigrazione, a zona di emigrazione addirittura di massa : ben il 30% dei meridionali lasciò la sua terra per dirigersi prevalentemente verso le Americhe...

Una vera, drammatica, diaspora biblica.

E questa spoliazione massiccia e programmata delle risorse del Sud è poi continuata sistematicamente per 150 anni fino all’attuale situazione del tutto insostenibile.

E il Napolitano
a esaltare quel crimine...

Ebbene, con tutto ciò, si deve ora assistere allo spettacolo di questo Napolitano che, pur essendo nato a Napoli ed esservi prevalentemente vissuto, si dà ad esaltare questo spregevole crimine contro l’umanità, e in particolare contro Napoli : la cosiddetta “unità”.

Nonché l’esercito autore a suo tempo di quel crimine, promuovendo parate “storiche” in cui i militari sfoggiano le stesse uniformi dei “soldati” che lo avevano perpetrato !

Insomma il Giorgio esalta quell’esercito “italiano” che - non riuscendo a battere i patrioti meridionali i quali, sopperendo alle insufficienze del giovane e ingenuo Franceschiello, reagivano comunque a quella invasione criminale della propria terra somministrando spesso cocenti disfatte agli invasori - si scatenava contro la popolazione civile bruciando villaggi, uccidendo e seviziando in massa uomini, donne, preti, bambini, distruggendo i raccolti agricoli, incendiando vaste foreste compresi i villaggi e gli abitanti che vi si trovavano.

Praticando metodicamente il terrore, il saccheggio, la tortura e sevizie inaudite contro inermi cittadini, gesta al cui confronto quelle famigerate delle SS naziste appaiono cosette da asilo infantile.

Esercito che in seguito aveva mandato a morire milioni di meridionali in guerre che non li riguardavano minimamente, contro ogni loro millenaria tradizione culturale di fonti di civiltà.

Per esempio implicandoli nella prima guerra mondiale, che aveva lo scopo di aggiungere ai Savoia territori lontanissimi dagli interessi dei meridionali, come le zone di Bolzano, Trento, Friuli, Trieste, Istria che facevano tranquillamente parte del ben amministrato impero austriaco.

Guerra in cui gli incapaci capi piemontesi di quell’esercito collezionavano disastri su disastri, in gran parte ai danni di meridionali.

Ad esempio Cadorna ordinava assalti assurdi e sanguinosi per i suoi soldati, fino ad arrivare al crollo di Caporetto...  Fortunatamente fu poi rimpiazzato dal napoletano Diaz, che ribaltò la situazione ottenendo in breve la vittoria sugli austriaci.

Ma intanto, grazie al Cadorna, erano morti inutilmente centinaia di migliaia di meridionali, oltre agli  innumervoli feriti o storpiati, in una guerra che non aveva per loro il minimo interesse.

Altro esempio di macroscopica incapacità, il piemontese Persano che a Lissa aveva fatto infliggere alle navi italiane una clamorosa sconfitta dagli autriaci senza paragoni inferiori di numero e di mezzi.

Record di disastri

Esercito che si era impadronito sanguinosamente di una “colonia” prevalentemente desertica come la Libia (“scatolone di sabbia”... si ignorava che nel sottosuolo c’era petrolio a iosa) o remota ed impervia come l’Etiopia, usando criminalmente gas asfissianti contro ogni regola di guerra... ma che poi non tardò a dover abbandonare.

Esercito che aveva implicato i meridionali, sempre benché non ne avessero alcun interesse, nella seconda guerra mondiale contro mezzo mondo : Francia, Inghilterra, Unione sovietica e loro innumerevoli satelliti; e perfino contro gli Stati Uniti dove milioni di abitanti erano meridionali che mantenevano tuttora stretti legami con la loro gente e terra d’origine.

Guerra in cui  si distinsero ancora capi piemontesi incapaci come il doppiogiochista Badoglio, o come il Savoia Vittorio Emanuele III detto “sciaboletta” che, dopo aver dichiarato quella guerra particolarmente assurda per i meridionali, fuggì ignominosamente lasciando i suoi valorosi soldati (in gran parte meridionali) senza ordini.

Esponendoli così senza preavviso alle violente rappresaglie dei tedeschi che, fino a quel momento alleati, si sentirono ovviamente traditi.

Esercito che aveva poi attaccato ferocemente i siciliani che intendevano, ben a ragione, separarsi da questo Stato “italiano”, e aveva messo il loro capo, Finocchiaro Aprile, dapprima in carcere e poi al confino.

Esercito “italiano” che aveva insomma cagionato a Napoli e ai meridionali disastri in serie, implicandoli in situazioni che non li riguardavano minimamente.

Quei tarati del Nord

Da notare che Vittorio Emanuele II di Savoia e il suo degno ministro Cavour poterono lanciare quell’ “esercito” contro il Sud grazie alla loro larga disponibilità di lombardi e piemontesi primitivi, affamati e abbondantemente tarati - non a caso discendenti da antenati come unni, ostrogoti, visigoti e simili - che poterono dunque lanciare come orde fameliche contro il prospero e civile Regno delle Due Sicilie.

In effetti Piemonte e Lombardia erano ritenuti scientificamente campioni mondiali del cretinismo clinico endemico.

Tanto che per esempio in zone come quella di Sondrio si riscontrava l’inaudita percentualie di 8 cretini clinici su cento abitanti, tanto da far divenire "cretini e Sondrio" e “cretini e Valtellina” binomi inscindibili non solo fra i medici, ma anche fra la gente comune.

E anche nel resto della Lombardia e del Piemonte i clinicamente cretini abbondavano a livelli record, sia pure inferiori alla zona di Sondrio.

E fra quelli che non erano totalmente cretini ce n’erano in abbondanza di  sottosviluppati tarati e affamati, con connessa ferocia primitiva.

Per di più, poiché la loro pur scarsa alimentazione era basata sulla polenta, vi era una grave diffusione della pellagra, malattia dagli effetti devastanti inducendo fra l’altro diffuse deficienze mentali e perfino demenza, a causa della mancanza nel granturco di una vitamina essenziale.

Sicché, secondo un censimento del 1830, in numerse zone della Lombardia e del Piemonte era affetto da pellagra il 5% della popolazione, tanto che in Europa si parlava di “pellagra milanese”.

Il che si aggiungeva al cretinismo clinico endemico di cui sopra.

Da notare al riguardo che, per esempio, i pur primitivi indios del centro e sud America (i quali, data la loro povertà, basavano anch’essi la loro alimentazione sul granturco) sapevano comunque come impedire la pellagra, tenendo la farina di mais a bagno in “acqua di calce” (soluzione di idrossido di calcio) che attivava quella vitamina essenziale.

Mentre invece gli abitanti di Piemonte e Lombardia ignoravano questo pur semplice trattamento, dimostrandosi così di un livello addirittura inferiore a quelle popolazioni del terzo mondo.

Ed è appunto utilizzando questa gente primitiva e abbondantemente tarata che il Savoia e Cavour avevano potuto realizzare quello spregevole crimine contro l’umanità detto “unità d’Italia”.

Si possono capire il Bocca, il Cervi
e simili polentoni...

E il Giorgio ad esaltarlo questo esercito, e ad indicare come “padri della patria” Vittorio Emanuele II, Cavour e Garibaldi, cioè il trio criminale che aveva pilotato quelle infamie.

Ora, si possono capire certi elementi del nord, come ad esempio Giorgio Bocca o Gino Cervi, che dicono scemenze contro i meridionali... In fondo cercano in qualche modo di difendere, sia pure senza onestà, gli interessi in pericolo delle loro zone.

Poiché temono, ben fondatamente, lo spirito di reazione che sta montando largamente nel Sud, col rischio di non sia più possibile depredarlo e dunque il Nord si riavii verso la sua tradizionale, padanica miseria.

Non diciamo che i “padani”  rischierebbero di tornare ad alimentarsi in scarsa misura di polenta, busecca, gatti, ranocchi e simili, come prima della cosiddetta “unità”, ma insomma...

Triste ituazione da cui poterono uscire grazie alla massiccia contro-invasione, pacifica ma perentoria, dei meridionali che, passando in massa in Lombardia e Piemonte, fecero uscire queste zone dal loro cronico sottosviluppo.

E così lombardi e piemontesi poterono passare dalla loro polenta, fonte di idiozia, ai salutari napoletanissimi spaghetti...

C’è da comprenderla dunque gente come il Bocca, il Cervi e polentoni simili.

Ma se azioni contro i meridionali le fa uno del Sud come il Giorgio, è ben diverso : non si può definirlo, obiettivamente, che traditore della propia terra, del propio popolo. 

Insomma, c’è davvero da porsi qualche domanda, su questo Giorgio.

Sulla scìa dei Savoia,
manco ne fosse l’erede...

Vuoi vedere che il fatto di somigliare in modo incredibile al Savoia Umberto II, detto “il re di maggio” poiché era restato sul trono solo un mesetto, il quale aveva vissuto lungamente a Napoli (somiglianza che aveva dato luogo a non pochi pettegolezzi...) lo fa sentire una specie di suo erede e quindi difensore e prosecutore delle “glorie” dei Savoia ?

Per cui si dà a difendere senza tregua come epopee non solo le loro stragi sanguinose di popolazioni civili ma, quasi a mostrare che si tratterebbe di cose del tutto normali, qualsiasi avvenimento di quel genere, da chiunque commesso.

Tanto che a suo tempo si diede ad esaltare con comunicati entusiastici l’invasione russa dell'Ungheria, con cui i carri armati sovietici stroncarono la rivolta popolare; mentre perfino molti comunisti italiani facevano fatica a dissimulare il proprio sconcerto.

E poi anche si oppose all’assegnazione del premio Nobel a Sacharov, che aveva stigmatizzato quella repressione.

Recentemente poi il Giorgio è stato quello che in Italia ha più spinto affinché la Libia fosse bombardata, non importa se ciò avrebbe comportato fatalmente un massacro per la popolazione civile.

Fin dagli anni 50...

Ma in realtà già nei lontani anni 50 si poteva capire chi fosse il Giorgio.

Per esempio allorché l’allora giovane giornalista Stefano Surace aveva fatto partire da Napoli la sua celebre campagna di stampa sugli abusi psichiatrici perpetrati in Italia particolarmente contro chi “dava fastidio” a certi ambienti di potere.

Campagna che in un paio d’anni produsse una profonda riforma del settore non solo in Italia.

Ebbene, nel pieno di questa campagna venne lanciato contro Surace un ordine di cattura (che tuttavia fece cilecca, visto che tutti lo trovavano salvo chi doveva “catturarlo”...) suscitando la reazione indignata di numerosi politici di ogni orientamento.

E fra i più attivi a mobilitarsi a favore di Surace furono proprio dei parlamentari comunisti napoletani (i senatori Mario Palermo e Francesco Cerabona, i deputati Giovanni Arenella, Alberto Guidi, Vincenzo Raucci, Angelo Abenante, Angelo Jacazzi, Liberato Bronzuto ecc) con duri interventi in Parlamento.

Ebbene l’unico fra i deputati comunisti napoletani a non reagire benché fosse sollecitato vivamente dai suoi colleghi, fu proprio il Giorgio...

Il quale evidentemente approvava quegli abusi psichiatrici, resi possibili da una legge emessa, manco a dirlo, dai Savoia nel 1904: la quale permetteva, ad onta di ogni fondamentale garanzia giuridica, di eliminare “legalmente” con facilità irrisoria qualsiasi oppositore che non accettasse di farsi “convincere”.

Mezzo quanto mai efficace per paralizzare gli oppositori, con la prospettiva di far loro fare quella fine.

E nel 2002...

Molti anni dopo, nel 2002, il Giorgio si distinse ancora per essere stato praticamente l’unico politico italiano di un certo rilievo a non aver espresso indignazione quando sempre il Surace (divenuto nel frattempo un giornalista celebre anche in campo internazionale per le sue inchieste di cui alcune avevano prodotto profonde riforme non solo in Italia) venne messo in galera per ben otto mesi da un PM.

Adducendo una condanna “definitiva ed esecutiva” per traffico di droga che non solo non gli era stata mai emessa, ma per di più Surace non era mai stato minimamente accusato di cosette del genere.

Il che suscitò l’indignazione unanime dei politici di ogni orientamento, dall’estrema destra all’estrema sinistra, compresi Ciampi, all’epoca Presidente delal Repubblica, e Berlusconi capo del governo.

Oltre che dell’intera stampa italiana (quotidiani come “Libero”, “Repubblica”, “Corriere della Sera”, “il Giornale”, “la Nazione”, “il Giorno”, settimanli come “Gente” ecc.) delle televisioni (Rai-TV, Mediaset) e dei media stranieri come “Le Monde”, “The Guardian”, “Figaro”, “El Pais” e perfino quotidiani turchi.

Il Comitato dei diritti civili di Franco Corbelli raccolse oltre mille adesioni a favore di Surace e si mobilitarono organismi internazionali come Reporters sans Frontières, Committee to protect Journalists (di NewYork), International Helsinki Federation for human rights, Freedomhouse, ecc.

Innumerevoli i giornalisti che firmarono appelli a suo favore. Ne ricordiamo alcuni: Vittorio Feltri, Sergio Zavoli, Lorenzo Del Boca, Paolo Serventi Longhi, Giorgio Forattini, Emilio Fede, Sergio Staino, Antonio Tabucchi, Antonio Ghirelli, Curzio Maltese, Gad Lerner, Maurizio Belpietro, Paolo Guzzanti, Andrea Pamparana, Gian Antonio Stella, Francesco Merlo, Dimitri Buffa, Gigi Moncalvo, Renato Farina, Giordano Bruno Guerri, Marcello Sorgi, Lino Jannuzzi, Piero Vigorelli, Massimo Bordin, Lucia Esposito, Adele Cambria, Luca Telese, Mario Petrina, Roberto Martinelli, Lino Micciché, Raffele Nigro, Ruggero Guarini, Michele Mirabella, Carlo Panella, Andrea Pucci, Giovanni Valentini, Giancarlo Santalmassi, Diana De Marco, Toni Capuozzo, Massimo Tesio, Paolo Hendel, Lamberto Sposini, Toni Garrani.

Altri, come Rita Bernardini e Daniele Capezzone, fecero scioperi della fame

Ebbene, in tutto questo nessuna indignazione da parte del Giorgio...

Cosa volete infatti che fosse, nella sua ottica, mettere in galera un giornalista “scomodo” adducendo una condanna mai emessa?

L’importante era metterlo in galera, in un modo o in un altro, in perfetto stile Savoia... Anche se, essendo innocente, poteva non reggere al sopruso e magari suicidarsi, come successo a tanti...

Ma con Surace il PM che lo aveva messo in galera “alla savoiarda” capitò male, visto che si trovò radiato dalla magistratura per indegnità.

Coperto mondialmente di ridicolo
col caso Battisti

Recentemente poi il Giorgio si è coperto mondialmente di ridicolo pretendendo a gran voce che il Brasile consegnasse Cesare Battisti, anche se lo Stato italiano rifiutava di rifargli il processo in Italia in sua presenza.

Il Battisti infatti era stato condannato in Italia in sua assenza, e quindi secondo tutte le nazioni civili bisognava in ogni caso rifargli il processo con lui presente.

Per tutte le nazioni civili appunto, ma non per questo Stato “italiano” nato da quel crimine contro l’umanità detto “unità”... Infatti il codice emesso a suo tempo dai Savoia, e tuttora, guarda un po’, in vigore, elimina semplicemente, non a caso, questa garanzia fondamentale del diritto.

Ed così ecco il Giorgio pretendere la consegna del Battisti, minacciando addirittura rappresaglie al Brasile, facendo ridere il mondo intero.

Il Giorgio inoltre si è infischiato totalmente della Costituzione italiana, non a caso promulgata dopo che i Savoia erano stati cacciati.

Infatti si è regolato come se lo avessero messo a capo (sconsideramente, è vero) non di una repubblica parlamentare, ma presidenziale.

E magari sentendosi, perché no, una specie di re alla Savoia, intervenendo “autorevolmente” su tutto, fino ad arrivare a sospendere savoiardamente la democrazia in Italia nominando lui stesso il governo... al posto del popolo!

Il Giorgio si è anche dato ad affermare che non esiste alcuna via legittima che permetta la secessione di una parte dei territori dell’attuale Stato italiano (che ritiene evidentement intoccabile poiché creato, sia pure con mezzi criminali, dai Savoia da lui tanto glorificati).

E per questo invoca, guarda un pò, proprio la Costituzione della quale in realtà per altri riguardi, come abbiamo visto, si infischia.

Il brav’uomo aveva dimenticato che l’Italia ha ratificato una Convenzione internazionale, stipulata nell’ambito dell’ONU il 16.12.1966.

La quale all’art. 1 stabisce testualmente che “tutti i popoli hanno il diritto di autodeterminazione. In virtù di questo diritto, essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale”.

E che “gli Stati parti del presente Patto debbono promuovere l'attuazione del diritto di autodeterminazione dei popoli e rispettare tale diritto, in conformità alle disposizioni dello Statuto delle Nazioni Unite”.

Convenzione che è stata ratificata dall’Italia con la legge n. 881 del 25.10.1977 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, supplemento ordinario del 7 dicembre 1977, n. 333) e prevale sul diritto interno italiano, come confermato dalla Corte di Cassazione con decisione del  21.3.1975.

Secessione,
sola soluzione concreta

Ma chissenefrega della Convenzione e della sua ratifica: il Giorgio si è dato a minacciare chi auspica una secessione di fargli fare la stessa fine di Finocchiaro Aprile, che era stato appunto messo in carcere e poi al confino...

Coprendosi ancora una volta di ridicolo poiché proprio Stefano Surace (divenuto evidentemente una specie di incubo per il Giorgio) ha tenuto a fondare ufficialmente un partito dichiaratamente per la secessione : il Partito secessionista dell’Italia Meridionale (PSIM) il cui scopo, precisato nello statuto, è appunto “promuovere la secessione dell’Italia Meridionale dall’attuale Stato Italiano, come sola via concreta per metter fine alla condizione intollerabile in cui si trova oggi quella terra, da sempre fonte di cultura e civiltà”.

Partito che ha ricevuto subito vivi consensi nei più diversi ambienti, avendo evidentemente colto quell’esigenza profonda dei meridionali, esprimendola ufficialmente e con chiarezza.

E poco dopo Pietro Golia ha fatto a Surace un’intervista televisiva che, messa ripetutamente in onda, è divenuta celebre.

Dopodiché si sono avute le azioni massicce del Movimento dei Forconi in Sicilia, dove fra l’altro la popolazione ha bruciato pubblicamente il cosiddetto tricolore, simbolo di quello Stato e dei suoi gravi misfatti nei confronti dei meridionali.

E altri tricolori sono stati bruciati anche fuori dalla Sicilia.

Da notare che sempre Surace, in sue dichiarazioni riportate anche dalla stampa, aveva esortato il Giorgio a... “non rompere” e magari, perché no, a dimettersi visto ci avebbe fatto una migliore figura.

Il Giorgio non seguì quel consiglio caritatevole ma ora, fiutando l’aria, ha tenuto ad assicurare pubblicamente che a fine mandato non si ricandiderà a capo dello Stato...

Complimenti.

E avanti Savoia... verso la pattumiera.

Affare da seguire.

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