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       Testo in italiano                                                                18 febbraio 2014

                             

Italia. Viva reazione degli avvocati
(soprattutto meridionali)
contro il governo e il parlamento

…e contro certi dirigenti centrali che dovrebbero tutelarli
                         

 

 

L’avv. Vincenzo Improta,  presidente del Sindacato Forense di Napoli (aderente all’Asso-ciazione Nazionale Forense ANF) uno dei più decisi capi della protesta

Il presidente del Sindacato Forense di Napoli, avv. Vincenzo Improta, ha dichiarato testualmente che “occorre ‘resettare’ l’intera classe dirigente nazionale dell’avvocatura, che ha voluto una legge professionale la quale, come avevamo previsto, si è rivelata tutt’altro che di aiuto nella vita e nell’attività dell’avvocato.

“Il che si traduce in un’ulteriore azione tale da calpestare la possibilità dei cittadini di tutelare i propri diritti, tentando sfrontatamente di imbrigliare coloro che rappresentano un mezzo fondamentale per tale tutela, cioè gli avvocati”.

Ciò in violazione dell’art. 24 della costituzione che stabilisce che tutti i cittadini devono avere la possibilità di “agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi”.

Governo e parlamento italiani hanno infatti emessa una legge sulla professione di avvocato che si è rivelata del tutto fallimentare, con tagli spropositati alle tariffe professionali tali da affamare gli avvocati e comprometterne la dignità, violando dunque anche l’art. 36 della Costituzione.

Tanto che la grande massa degli avvocati può essere descritta con la celebre immagine del Giannini (“schiacciati da un torchio”) anche a seguito di scelte nefaste degli stessi vertici nazionali dell’avvocatura, atte a distruggere semplicemente il futuro degli avvocati.

Ciò riguarda in particolare gli avvocati meridionali, poiché la suddetta legge ha affidato dei compiti formalmente solo “regolamentari”, ma in realtà determinanti, “a un CNF nordista e conservatore, composto solo da ricchi avvocati, la cui azione si è rivelata del tutto controproducente rispetto alle esigenze ed alle necessità della stragrande maggioranza dell’avvocatura meridionale”, sottolinea ancora l’avv. Impronta.

“La misura è colma”

Il Sindacato Forense di Napoli dunque denuncia, anche con manifesti e volantini largamente diffusi, che ormai “la misura è colma” e chiede agli organi di rappresentanza della categoria - cioè in particolare il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati (COA), l’Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana (OUA) e il Consiglio Nazionale Forense (CNF) - di intraprendere decise iniziative di protesta, e in particolare:

- Astensione prolungata degli avvocati dalle udienze e da ogni attività giudiziaria.

- “Sciopero bianco” in cui gli avvocati, pur non astenendosi dall’attività, tengono ad applicare i regolamenti alla lettera, il che genera intoppi e inconvenienti di vario genere.

- Mancato versamento del contributo unificato, cioè della tassa che si paga al momento della cosiddetta iscrizione a ruolo delle cause civili e amministrative (quando le si deposita in tribunale).

Quel sindacato esorta inoltre i membri dei vertici nazionali dei suddetti organi di rappresentanza a dimettersi subito per protesta contro il governo che dimostra di voler semplicemente distruggere il futuro degli avvocati.

E comunque, se le azioni di detti vertici continueranno ad essere inadeguate, il sindacato preannuncia che chiederà le loro dimissioni immediate.

L’Italia e il Burkina Faso…

Oltre all’azione di protesta del Sindacato Forense di Napoli notevole anche quella del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Salerno.

Il cui presidente, avv. Americo Montera, nel suo intervento alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2014 ha citato, a proposito del ministro della giustizia Annamaria Cancellieri - la quale aveva il preciso dovere di dimettersi ma se ne era guardata bene - un’espressione del celebre politologo americano Edward Luttwak.

Il quale ha affermato che in Italia i governi sembrano quelli di uno stato africano, il Burkina Faso i cui ministri, una volta istallatisi in poltrona,“non si dimettono nemmeno se li ritrovano con resti umani nel frigorifero di casa”.

Ebbene, in tutto questo si è tenuto recentemente proprio a Napoli l’8a Conferenza Nazionale dell’Avvocatura “contro la costante umiliazione della giustizia e della democrazia”.

La protesta degli avvocati

E nell’occasione l’OUA (l’Organismo Unitario dell’Avvocatura italiana presieduto dall’avv. Nicola Marino) ha deciso, con delibera del 16 gennaio 2014 della sua assemblea, l’astensione degli avvocati dal 18 al 20 febbraio dalle udienze civili, penali, amministrative, contabili e tributarie e da ogni altra attività giudiziaria in Italia.

Nonché una manifestazione nazionale a Roma per il 20 febbraio, con un corteo che partirà alle ore 13,00 da Piazza della Repubblica a Piazza Santi Apostoli, preceduto alle ore 11,00 da un presidio informativo a Piazza Montecitorio davanti alla Camera dei Deputati.

Ciò come protesta della stragrande maggioranza degli avvocati contro quei politici, e loro complici, che tendono a far crollare i diritti dei cittadini sostituendoli con privilegi per pochi - i più abbienti - calpestando ogni principio di democrazia.

La protesta è anche contro la giustizia ingiusta, inefficiente ed esclusiva, che evita non a caso di confrontarsi con l’avvocatura; nonché contro la situazione carceraria divenuta ormai insostenibile

Da notare fra l’altro che il Consiglio dell’Ordine degli avvocati (COA) di Torre Annunziata ha deciso di aggiungere, alla suddetta astensione dalle udienze, anche tre giorni di manifestazioni in strada; e quello di Cagliari di prolungare addirittura indefinitamente l’astensione.

L’OUA che ha deciso questa protesta è la voce del Congresso Nazionale Forense (CNF), riconosciuto come la massima assise dell’avvocatura al quale partecipano tutte le associazioni forensi, salvo una.

Precisamente salvo l’Unione Camere Penali, della quale l’avv. Improta deplora dunque l’isolamento in cui è tenuta dai propri vertici, che ostacola una unità d’intenti così importante per una conduzione efficace delle battaglie per “rendere finalmente effettivo e degno il diritto di difesa in un momento così difficile per tutti, determinato dalla recessione economica e dall’insipienza dei governanti”.

Intanto un giudice di pace di Torre del Greco, l’avv. Paolo Formicola, ha sollevato questione di di illegittimià costituzionale di norme “che mortificano il lavoro dell’avvocato”.

E l’avv. Massimiliano De Gregorio, di Napoli, si è attivato per informare la stampa anche internazionale, affinché essa possa occuparsi a fondo del grave attentato, in corso in Italia, al diritto fondamentale dei cittadini alla propria difesa.

Inoltre l’avv. Antonio Valentino, consigliere nazionale dell’ANF incaricato del settore dei giudici di pace, osserva che “è in atto nei confronti degli avvocati una spregiudicata e violenta aggressione da parte dei politici, un’offensiva rivolta a ridimensionare, fino ad annullarla, la nostra funzione nei processi e nella società”.

Indica tuttavia qualche eccezione, per esempio l’avvocatessa napoletana Assunta Tartaglione che è anche deputato, e che non si è lasciata bloccare o condizionare nella sua decisa battaglia contro questi attentati ai diritti degli avvocati e dei cittadini.

 “Una cosa è certa” tiene comunque ad affermare l’avv. Valentino “nessuno sarà in grado di metterci a tacere, reagiremo con azioni anche prorompenti”.

Affare da seguire.

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